PRODURRE COSMETICI DURANTE UNA PANDEMIA

La pandemia dovuta al Covid-19 ha modificato il nostro stile di vita, ha costretto molti di noi all’isolamento e al lavoro domiciliare. Anche il consumo di prodotti cosmetici si è modificato in questi mesi portandoci a fare scelte e acquisti diversi dalle precedenti abitudini. 

Quali regole e quali attenzioni igienico sanitarie sono cambiate in una fabbrica che produce cosmetici durante la pandemia?  Risponde a queste domande il dott. Filippo Pellizzer plant manager Co.Ind. Cosmetics di Noale in provincia di Venezia, sito di produzione cosmetica da più di 60 anni.

Dott. Pellizzer la Gazzetta Ufficiale pubblica il DPCM 26 aprile 2020 che da il via alla Fase 2, le cui disposizioni hanno effetto a partire dal 4 maggio. Cosa è successo nei giorni della Fase 1 della pandemia nell’operatività di una fabbrica cosmetica in termini di sicurezza per gli operatori e sicurezza del prodotto?

“Le aziende cosmetiche, sono assoggettate a norme e linee guida come la ISO 22716 che hanno lo scopo di garantire la qualità del prodotto, questo comporta che gli ambienti, gli impianti e le procedure utilizzate rispettino sempre livelli di pulizia molto elevati.
Queste normative creano un ambiente ostile alla contaminazione e alla proliferazione microbica, fungina e virale e di conseguenza ostile anche al Coronavirus; partiamo quindi da una situazione di notevole vantaggio rispetto ad altre tipologie produttive in cui non sono necessarie attenzioni igieniche così elevate.

Comunque anche in una azienda cosmetica possono esserci zone di rischio: tutte le aree comuni dove si possono creare assembramenti sono a rischio diffusione Coronavirus, mensa e spogliatoi sono i principali ambienti in cui abbiamo contingentato l’accesso e organizzato un programma di sanitizzazione a cadenza giornaliera. Abbiamo rimodulato gli orari di lavoro in modo da  ridurre i possibili contatti ai cambi turno e rivisto gli orari delle pause; in tutti gli ambienti in cui si trasforma il prodotto invece, le persone sono molto distanti una dall’altra perché i processi sono molto automatizzati o perché gli sono già compartimentati .
Mediamente, nelle aziende cosmetiche strutturate abbiamo una densità di persone per metro quadrato molto bassa, le zone più affollate (tranne gli impiegati attualmente a casa in smart working) ospitano una persona ogni 50-100 metri quadrati, normalmente gli ambienti sono dotati di sistemi HVAC con un numero di ricambi d’aria eccellente e con gradi di filtrazione molto spinti  per garantire un’ottima qualità dell’aria e un sicuro abbattimento di virus e batteri.

Le aziende cosmetiche, come quelle farmaceutiche sono aziende molto normate e “procedurizzate”, tutto il personale è abituato a seguire rigide procedure per garantire igiene, qualità ed efficienza, tutto fa già parte della routine lavorativa.    Per le aziende cosmetiche direi quindi che la normale operatività non ne ha risentito benché si sia registrata una piccola perdita di efficienza dovuta alle nuove regole. Non ci sono rischi ne per i prodotti, ne per le persone che ci lavorano, anzi, probabilmente in questo momento le aziende cosmetiche sono uno dei posti più sicuri dove lavorare.”  

Dott. Pellizzer un rapporto Mintel del 30/3/2002 titola: COVID-19 e beauty, il mercato già cambia, vincono i prodotti sicuri, cosmetici naturali in crisi, meglio chimici ed efficaci. Questo è un trend che state già constatando nelle vostre linee di produzione?

“Sicuramente i prodotti più tradizionali in questo momento la stanno facendo da padrone, credo però che questo sia anche legato alla gestione delle scorte dei prodotti naturali e delle materie prime che servono alla loro produzione. I prodotti naturali sono una nicchia, con quantitativi in gioco più bassi e quindi  quatitativi delle scorte delle materie prime inferiori con tempi di approvvigionamento dilatati.
Non escludo quindi che in questo momento  l’andamento del mercato sia  sensibilmente condizionato dalle scorte e dalle logiche di approvvigionamento.”

Dott. Pellizzer igiene, igiene e ancora igiene. Quanto è aumentata la domanda di prodotti per l’igiene della persona negli ultimi mesi?

“Sui prodotti per l’igiene della persona  ci sono stati aumenti anche superiori al 100%;  aumenti, in alcuni casi limitati solo dalla capacità di approvvigionamento di tutta la filiera interessata.”

Dott. Pellizzer l’impianto non si è mai fermato, ma le forniture di materiali e materie prime sono state consegnate con la consueta regolarità o qualcosa è cambiato?

“Gli impianti assolutamente non si sono mai fermati, anzi, vanno molto piu’ di prima, per far fronte alla maggiore domanda, per materiali e materie prime ci sono situazioni diverse. Le materie prime nel periodo febbraio-aprile non sono state fonte di preoccupazione, Molto piu’ variegata è invece la situazione per i materiali di confezionamento. Per carta e cartone c’è stato qualche disservizio, ma senza impatto sulla produzione;  per i flaconi invece dove i lead time di approvvigionamento normalmente sono di 6- 8 settimane c’e’ stato lo spartiacque tra chi ha la filiera integrata e quindi produzione di flaconi interna e chi è costretto a comprarli esternamente.
Chi ha la produzione interna come noi non ha subito contraccolpi anche a fronte di un incremento importante della domanda, (le plastiche per la produzione dei flaconi infatti non mancano) le aziende più piccole sono state più penalizzate dai tempi di approvvigionamento dilatati.

Per i dispenser invece, molto usati per la produzione di gel idroalcolici è lotta all’arma bianca, i tempi di approvvigionamento sono passati dalle canoniche 8-10 settimane anche a 6 mesi, quindi 24 settimane con prezzi schizzati alle stelle.

Quindi per i materiali non ci siamo mai fermati, sai quale è stata la vera sfida? La manutenzione, in questi giorni infatti è stato impossibile reperire pezzi di ricambio!”

 

 

 

 

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